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Scheda opere

 

Vaso sconvolto, 1995, grès, cm 18 x 24 x 24
Carlo Zauli sviluppa il proprio senso scultoreo alla fine degli anni cinquanta, innestandolo in un lavoro di alto artigianato ceramico che ben presto abbandonerà. Coerentemente al proprio essere ceramista, lo Zauli scultore mantiene un rapporto, seppur gestuale e scultoreo, con il vaso, che negli anni di piombo ed a seguire viene interpretato con un forte impatto scultoreo: nascono così i vasi sconvolti.

 

Vaso graffito, 1995, grès, cm 27 x 24 x 24
Carlo Zauli sviluppa il proprio senso scultoreo alla fine degli anni cinquanta, innestandolo in un lavoro di alto artigianato ceramico che ben presto abbandonerà. Coerentemente al proprio essere ceramista, lo Zauli scultore mantiene un rapporto, seppur gestuale e scultoreo, con il vaso, spesso reinterpretato dando vita a opere di confine tra arte, design e artigianato.

 

Stele, 1989, grès, cm 32 x 7 x 4
Il tema della Stele è indagato dagli artisti sin dall’alba della civiltà umana, e ne testimonia la costante tensione ad indagare la relazione tra l’uomo e la Divinità, tra l’uomo e l’infinito. Sin dall’inizio degli anni settanta Carlo Zauli interpreta tale archetipo con esiti monumentali per opere pubbliche e per ampi progetti espositivi, senza trascurare l’aspetto più contenuto, che mantiene in minime proporzioni la medesima tensione spirituale.

 

Sfera, 1992, grès, cm 26 x 25 x 25
L’opera appartiene alla tipologia forse più tipica degli scultori in ceramica del secondo Novecento, tuti affascinati dalle straordinarie Nature di Lucio Fontana, a cui si è ispirata un’intera generazione di ceramisti e scultori, quali ad esempio Arnaldo Pomodoro, Carlo Zauli, Nanni Valentini e molti altri, fino ai giorni nostri. La sfera come simbolo della misteriosa profondità del cosmo e della Natura, che Zauli interpreta a partire dal 1968 con le proprie inconfondibili sinuosità plastiche ad onde.

 

Sensualità sconvolta, 1994, grès, cm 52 x 26 x 27
Nata dalla pratica ceramica del tornio e dalle riflessioni che Carlo Zauli sottopone a questo fondamentale utilizzo ceramico, quest’opera è una vera e propria metamorfosi di un vaso, dalle cui sottili e regolari pareti germina una zolla, simbolo stesso del rapporto millenario tra uomo e natura.

 

Ovale, 1995, grès, cm 46 x 25 x 25
Tutta l’opera di Zauli si pone come riflessione tra forme geometriche primarie, essenziali, pure e un intervento naturalistico che le trascina verso una plasticità flessuosa, sensuale che ne caratterizza fortemente lo stile, esaltata dalla maternità della ceramica.

 

Fremito Naturale, 1994, grès, cm 22 x 14 x 22
Il punto focale dell’opera artistica di Carlo Zauli è la relazione tra forma geometrica e naturalità, tra Natura e Ordine Razionale, tra superfici piane e vibrazioni flessuose e materiche. Quest’opera ne testimonia chiaramente l’identità artistica.

 

Era una sfera, 1993, grès, cm 27 x 19 x 23
Interprete della grande fascinazione degli artisti novecenteschi della forma sferica, Zauli ne modula la primaria geometria con interventi plastici che fanno riferimento al divenire naturale, alla sinuosità plastica delle onde del mare o delle dune desertiche.

 

Cubo Esploso, 1994, grès, cm 28 x 21 x 20

Il tema del cubo, come quello di altri primari geometrici, accompagna Zauli fin dalla fine degli anni sessanta e subisce ancora più di altri una vera e propria metamorfosi, divenendo quasi un’immagine simbolo della ricerca artistica dell’artista. In questo caso il cubo, esploso e solcato dalle tipiche vibrazioni ad onda zauliane, pare voler librarsi verso l’alto, abbracciando una spirituale leggerezza.

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